Addio Google Instant Search, non ne sentiremo la mancanza

Google ha annunciato e dismesso la funzionalità “Google Instant” dal suo motore di ricerca, quella feature che automaticamente popolava i risultati di ricerca mentre si digitava la query nella barra di ricerca.
Quando fu introdotta migliorò notevolmente l’esperienza utente, riducendo il tempo necessario a scrivere l’intera query di ricerca e cambiò, di fatto, il modo di usare Google.
Ma i tempi cambiano e oggi più di metà delle ricerche avvengono tramite dispositivi mobili. Sullo schermo di un telefonino è più complicato non solo scrivere i termini di ricerca (vedi gente alle prese con il correttore automatico) ma anche visualizzare i risultati istantanei della ricerca, che vanno a occupare una porzione di schermo che, assieme alla tastiera, non risulta essere un’esperienza ottimale per l’utente.

Sembra che Google abbia dichiarato:

Abbiamo lanciato Google Instant nel 2010 con l’obiettivo di fornire agli utenti le informazioni di cui necessitavano nel più breve tempo possibile, prima ancora che finissero di scrivere i termini della ricerca sul proprio desktop. Da quando moltissime ricerche vengono effettuate tramite dispositivi mobili, dove l’interazione e l’inserimento dei termini di ricerca sono molto differenti, questo non ha più senso. Con questo in mente, abbiamo deciso di rimuovere Google Instant, cercando di focalizzarci su come rendere la Ricerca la più veloce e fluida possibile su tutti i terminali.

Di conseguenza, ora, i risultati derivati dall’auto-completamento vengono presentati come un classico menù drop-down nella barra di ricerca stessa, senza che la pagina dei risultati cambi.

Gli utenti potevano già disabilitare Google Instant, ora ci ha pensato Google, in virtù di un miglioramento di quella User Experience tanto portata avanti.

Pubblicare un’app realizzata con PhoneGap su Android PlayStore

Dopo aver realizzato un’applicazione con PhoneGap, arriva il momento di volerla pubblicare sul PlayStore, così che tutti ne possano usufruire.

Per farlo abbiamo bisogno di “preparare” il file APK per essere “accettato” dal sistema di controllo bastano pochi ma essenziali passaggi. Gli stessi valgono anche per le applicazioni create con Ionic o con Cordova.

Dovremo quindi:

  1. Generare l’APK in modalità release
  2. Generare le chiavi per firmare l’APK
  3. Firmare l’App
  4. Allineare il contenuto dell’APK

Step 1: Generare l’APK in modalità release

phonegap build --release android

Questo comando creerà un apk privo delle gestioni di deug (e quindi pronto a essere distribuito) in platforms/android/build/outputs/apk/android-relase-unsigned.apk

Per convenienza spostiamo l’APK generato nella directory root dell’applicazione

Step 2: Generare le chiavi per firmare l’APK

keytool -genkey -v -keystore mie-chiavi.keystore -alias nome-app -keyalg RSA -keysize 2048 -validity 10000

Dove

  • mie-chiavi.keystore va (convenzionalmente) sostituito in <nome dell’app>.keystore
  • nome-app va sostituito con il nome che vogliamo dare all’App

Step 3: Firma l’App

jarsigner -verbose -sigalg SHA1withRSA -digestalg SHA1 -keystore mie-chiavi.keystore <HelloWorld>-release-unsigned.apk nome-app

Dove

  • per mie-chiavi.keystore e nome-app valgono i nomi del punto precedente
  • <HelloWorld> va sostituito col nome dell’App

Step 4: Allineamento del contenuto

zipalign -v 4 <HelloWorld>-release-unsigned.apk <HelloWorld>.apk

Dove va semplicemente cambiato <HelloWorld> coerentemente con quanto sopra.

Fine!!! Ora puoi caricare la tua nuova App su Google Play Store.

Sicilia: Sole, Mare e sperimentazione politica

In Sicilia ci prepariamo al rinnovo dell’ARS. Ma non subito, c’è tempo. Prima ci son le vacanze, il sole,il mare. Andiamo a rilento, non c’è fretta: a settembre se ne parlerà.

Nel frattempo si iniziano a vedere le prime pecorelle che tornano all’ovile. Gente che ha cambiato casacca giusto per convenienza ma, con questo nuovo abito, difficilmente verrà rieletta.

In tutto questo splendore i TG (La7 nella fattispecie, che colpa non ne ha) fanno vedere la solita sinistra disastrata che, dopo cinquant’anni di Repubblica ancora non trova il suo perché. E fa vedere un Pisapia che sembra uscire da un supermercato Coop (cartello/totem con le promozioni del punto vendita sullo sfondo), simbolo indiscusso, nel bene o nel male, delle cooperative “rosse” che tanto hanno dato e contribuito al nostro sgangherato Paese.

Questa bella società (Coop), che a Torino ha i carrelli che ti informano proattivamente delle offerte in corso nella corsia in cui ti trovi, qua in Sicilia, dove il sole batte forte e non c’è nemmeno una pensilina, ha pensato bene di tirare le somme e mettere alla porta 273 dipendenti, 273 famiglie (forse qualcuna in meno dato che in dieci anni nascono amori e figli). Certo, non lo stanno facendo a cuor leggero, gli han dato 75 giorni di preavviso, come se bastassero per poter far fronte alla perdita di reddito e magari ritrattare il mutuo.

Ma ci sta’, in fondo sono niente di più e niente di meno di una società basata sul massimo profitto. Se non fosse che a metà agosto ci ritroveremo senza più nemmeno un supermercato Coop, visto che nella loro lunga operazione decennale hanno rilevato e chiuso tutti i supermercati (Coop I Maggio e Coop 25 Aprile). Certo non si può entrare nella loro gestione fallimentare, fatta di raccomandati nei posti di vertice e accordi con le amministrazioni locali interessate solo a far vendere quel terreno di nessun valore all’imprenditore amico. Non si può, dato che qui in Sicilia, la Coop, è una società per azioni costituita a suo tempo dalle tre cooperative Coop più grosse d’Italia. Tutte del nord, ovviamente.

Ecco, fa specie vedere uno che dice di voler riunire le varie anime della sinistra, che vuole contrapporsi al Partito Democratico (che oramai ha solo qualcosa di sinistro), uscire da un supermercato Coop.

È proprio vero, la Coop sei tu!