MySQL e Cronjob

Spesso capita di dover eseguire delle azioni ripetitive e, generalmente, ci si affida a Cron.
Cron è affidabile senz’altro ma, se l’operazione ripetitiva riguarda la manutenzione di alcune tabelle piuttosto che l’eliminazione di alcuni record (temporanei, di sessione), significa dover creare un script (in php, in python, in bash) che stabilisca una connessione al database ed esegua la query.
Ma fare questo significa impegnare il processore in tre processi:

  1. Crontab, che deve tener conto dell’azione da eseguire e di quando eseguirla
  2. L’interprete dello script, che dovrà leggere ed eseguire le vostre istruzioni
  3. MySQL, che eseguirà il vero e proprio lavoro

Ma non si potrebbe ridurre tutto a un singolo processo? Sì, basta delegare MySQL a fare tutto da se, ovvero con il suo scheduler.
Per usarlo, prima di tutto dobbiamo assicurarci che sia abilitato:

SET GLOBAL event_scheduler = ON;

e quindi creare l’evento con le informazioni necessarie e i comandi da eseguire:

CREATE EVENT delmessage
ON SCHEDULE EVERY 1 DAY
STARTS '2017-03-01 00:00:00'
DO
DELETE FROM tbl_message WHERE DATEDIFF( NOW( ) , timestamp ) >=7;

L’evento “delmessage” appena creato altro non farà, la mezzanotte di ogni giorno a partire dallo 01-03-2017, che eliminare dalla tabella “tbl_message” tutti i record più vecchi di 7 giorni.
Fatto. Un solo processo.

Il Professionista

Chi è costui?
Teoricamente è quella persona che svolge, dietro compenso, un lavoro che gli viene affidato; lavoro che esso svolge abitualmente con la diligenza del buon padre di famiglia; professionalmente.
Come ha fatto a diventarlo?
Studiando e lavorando tanto nel suo ambito; anni e anni di pratica che lo rendono un maestro nel suo campo.
E’ difficile trovarne uno?
Se apri l’elenco telefonico ne troverai centinaia, ma neanche uno valido. Questo perché la definizione di professionista in fondo è sbagliata. Intendiamoci, “diligenza del buon padre di famiglia”, ma dove lo trovi uno così!?

Il prezzo del lavoro altrui

Perché non cambiarsi l’olio del motore da soli e affidare questo lavoro a un meccanico?
Le risposte possono essere varie, e molte di queste tenderanno all’affidarsi a uno specialista ma, secondo me, le motivazioni posso essere riassunte in:

  • Sei un idiota, non sei in grado di capire come funziona il sistema di lubrificazione di un motore (cosa che tra l’altro è rimasta invariata da decenni) ne di documentarti e quindi di leggere;
  • Sei un ozioso, non vuoi scollare quel tuo grosso culo grasso dalla poltrona, non vuoi che i tuoi denti sudino quel tantino in più, non parliamo poi delle mani;
  • Non hai tempo, perché quel poco di tempo libero che ti rimane è parte integrante della tua attività quotidiana. Tempo libero che volente o nolente devi impiegare per qualsivoglia attività ricreativa.

Ed è così che capisci che il prezzo del lavoro del meccanico ha due principali componenti, il prezzo stesso del suo lavoro e il prezzo della tua incompetenza, o il prezzo del tuo ozio, o il prezzo del tuo tempo libero. E solo quando sarai in grado di quantificare il tuo prezzo, potrai giudicare il prezzo del lavoro altrui.

mr. Robot

Sì, lo visto. Tutto di un fiato.

Per carità, non perchè avesse un ritmo incalzante da voler subito sapere cosa stesse per accadere, ben altre motivazioni mi hanno spinto.

Ho letto qualche recensione prima di vederlo, com’è mio solito fare. Ne ho scoperto l’esistenza grazie a un’amica che ne era (ed è) entusiasta. Non potevo certo esimermi!

Parla di temi da era Snowden, molto complottistici, ma lo fa in una chiave nuova, in qualche modo diversa. Non ci sono agenti segreti e uomini in nero (quest’ultimi forse sì, ma in certi casi non si capisce se è solo il protagonista a vederli).

C’è un hacker, dotato e disadattato, molto bravo a capire il prossimo, a indagargli dentro, che si erge a paladino. E per farlo, fa quello che deve fare, ignaro delle conseguenze.

La nota positiva (per carità, ben girato, molto realistico, interpretazioni e recitazioni veramente belle) sta nell’utilizzo delle terminologie adatte e di tecniche che esistono veramente, non come in Matrix in cui un ssh diventava quello che voleva, dipendentemente dalle scene.

Insomma, secondo me, “Anonymous Content” sta per il forte contributo che avran dato a rendere verosimile l’intera storia a chi sa di cosa si stia parlando.

Hacker, taglialegna, termine spesso usato in modo non corretto. Ma la correttezza non fa certo parte dell’animo umano.

Office365, dipendenti pubblici e ingegneri vari

Leggo l’articolo di risposta da parte del Comune di Pesaro, alle critiche mosse inerenti al passaggio a Office365 e mi verrebbe voglia di commentarlo ma, in un fiume di commenti dal tenore “W microsoft, W opensource”, qualunque commento ragionato perderebbe valore.

Prima di tutto il calcolo che fa lievitare a € 210’000 il costo dell’OpenSource

Tenendo conto che la stima sia giusta, ovvero un giorno per passare da un sistema proprietario a uno libero, penso che i dipendenti del comune di Pesaro meritino tutti un nostro applauso: hanno impiegato veramente pochissimo a diventare già operativi in un ambiente nuovo a qualcuno, in cui spesso la differenza consiste nel dover adeguarsi alle nuove icone..
Questo dato però ci suggerisce almeno due cose:

  1. il passaggio, anche se non indolore, è fattibile;
  2. gli stessi dipendenti pubblici dovranno spendere nuovamente una loro giornata di lavoro per convertire i documenti da openoffice a office365.

Il punto uno però mi fa scaturire una domanda: quante copie di office aggiornate (2007-2010) aveva il comune prima di passare a OpenOffice? Sarà una domanda banale, ma trattasi di progresso tecnologico, oltre che maggiore stabilità dei sistemi e di una cosa chiamata “prevenzione dai virus”.

Altro punto,  la produttività dei dipendenti

Nella risposta, l’ing. Bruscoli, dice che i dipendenti torneranno a essere produttivi grazie all’utilizzo di un software a loro più familiare.
Quindi, a Pesaro, hanno tutti una regolare licenza di Office a casa, con la quale poter completare quel documento che in ufficio non erano riusciti a terminare (il passaggio al cloud altrimenti avrebbe poco senso), piuttosto che scrivere la tesina al figlioletto che sta per diplomarsi (per cui il cloud non può essere utilizzato, per legge).
Ricca questa città..
Ma il dato (in Italia, di questi tempi) non è l’evasione definitiva fisiologica, bensì la spesa aggiuntiva fatta dal comune per assecondare i piaceri dei propri dipendenti. Io, da buon amministratore di rete, non avvallerei mai una spesa solo perché uno o più dipendenti del mio ente non si “trovano” con un altro software. Piuttosto spenderei il mio tempo per realizzare corsi di aggiornamento interni (tra l’altro obbligatori per legge) dai quali far uscire dipendenti coscienti di cosa sia un foglio di calcolo, delle sue potenzialità che vanno oltre quello di riuscire a formattare l’intestazione di una lettera.
Il cloud e la sicurezza intrinseca
La prima domanda da fare all’ingegnere riguarderebbe proprio la sicurezza, soprattutto sui prodotti Microsoft (alla data in cui scrivo,  Windows10 è già alla sua prima patch cumulativa, un mese..).
In realtà gli chiederei come si permette a offenderr i dipendenti del Comune di Pesaro addetti al funzionamento del sistema informativo aziendale. A meno che siano stati tutti assunti con qualche pratica clientelare, penso che a mettere su un sistema interno, magari basandosi su soluzioni già sperimentate da altri enti simili, piuttosto che a far da pionieri in un progetto di sviluppo in tal senso, siano in grado e ne avrebbero sicuramente guadagnato in conoscenza. Magari avrebbero affidato la progettazione a qualche azienda leader nel settore.
Magari avrebbero costituito un consorzio con i comuni limitrofi per sviluppare un’unica soluzione esportabile a “costo zero”.
Ma che ce ne frega, vendiamo una soluzione creata da altri su cui qualcuno andrà a lucrare ulteriormente.

E poi il cloud. Tutti i documenti messi online, raggiungibili da ogni luogo.

Lasciamo perdere per un attimo il tema della sicurezza, parliamo di soldi: ammesso e non concesso che ogni singolo dipendente provvederà a caricare tutti i documenti di pertinenza, e facendo una stima ottimale in una giornata di lavoro, dov’è il blasonato risparmio sventolato ai quattro venti?
Restando ai calcoli dell’ing. Bruscoli, il costo di questa operazione è di:

€ 210’000 per riconvertire i documenti +
€ 210’000 per caricarli nel cloud di MS +
€ 40’000 di licenze

Un bel risparmio!! € 450’000 spesi a fronte dei € 400’000 risparmiati.

P.s. per non parlare dei costi in termini di aggiornamenti software e di prevenzione virus data l’impossibilità di adottare altri sistemi non proprietari..

Android unlock – semiguida allo sblocco del sistema da linux

Se cercate in giro troverete diverse guide su come sbloccare un terminale android (leggersi ottenere i permessi di root). Nella maggior parte dei casi, queste guide son per windows, raramente Mac.
Sembra che gli utenti smanettoni siano rimasti solo su questi ambienti, mentre quello creato ad-hoc per questi scopi ne è rimasto sprovvisto (ma questa è un’altra storia).
In fondo dette guide non fanno altro che indicare che comandi eseguire sul terminale interessato, piuttosto che eseguire delle istruzioni tramite l’SDK.
Ed è qui che casca l’asino. Per un utente windows, non fa alcuna differenza se quei comandi li esegui lui o l’amministratore di sistema, per un utente *nix invece la differenza è notevole.
Andando al sodo, per sbloccare un terminale Android, passo necessario per flashare una modding ROM o ottenere i permessi di root, dovete dare i comandi di sblocco da root:

adb reboot bootloader
sudo fastboot oem unlock
sudo fastboot reboot

Attenzione che, dopo il secondo comando, il sistema ci avveritrà che perderemo la garanzia, cancellerà tutti i dati dal terminali, e l’angelo della morte si abbatterà sul vicino di casa. Nulla che non possiate sopportare con i dovuti accorgimenti, tipo i backup. (Per il vicino di casa, purtroppo, non c’è soluzione)

studiate, informatevi, non usate internet per leggere qualche blog e basta..

A chi oggi disdegna e lancia epiteti contro l’Europa dico di studiare, informarsi. Lo so che molti miei coetaeni si son fermati a Manzoni, i più colti forse a D’Annunzio. Ma per capire chi siamo oggi, dovevano andare avanti, studiare il ’29, passare per i 16000000 di morti della prima e gli oltre 50000000 della seconda, per poi arrivare al ’51.
Informatevi e studiate, fatevi un’idea vostra che non sia basata (solo) sulle dichiarazioni di qualche mecenate (ndr “pieno di soldi da riuscire a influenzare e possedere i media”)..

Credibilità oleosa

La logica vorrebbe che andassi dal meccanico a porvi una e una sola domanda: ma a voi, piace fare il lavoro sei volte?!
Ma possibile che abbiano lasciato le guarnizioni vecchie? Se lo hanno fatto per risparmiare, quanto ci stanno perdendo in termini di tempo, lavoro e credibilità?
Credibilità, certo è merce rara.. tanti la osannano, la mettono come baluardo che fa pendere la lancetta della scelta.. ma veramente pochi sono disposti a rimetterci, poco o tanto, in nome di essa.
Di fatto ho la macchina che perde olio.. prima se lo magnava, ora lo sputa. Si, è pur sempre un guadagno..

Google Music Manager & openSuse

Avete provato a installare Google Music Manager su openSUSE?

Sì, non si installa. Cerca un pacchetto (qtwebkit) che apparentemente tale distribuzione non fornisce.

In realtà, openSUSE, ha già questo pacchetto e quindi le relative librerie necessarie. Si chiama

E allora?

Allora nulla, installatelo ugualmente ignorando tale segnalazione errata.

Per farlo, scaricate il pacchetto da Google (alla richiesta di aprirlo con il gestore dei pacchetti, selezionate di scaricare il file), e digitate da terminale questo comando, dopo esservi posizionati nella cartella dove è stato scaricato detto pacchetto (generalmente ~/Scaricati):

sudo zypper in google-musicmanager-beta_current_x86_64.rpm

da notare che io ho la versione a 64bit dell’openSUSE. Se avete la versione a 32bit, il comando è questo:

sudo zypper in google-musicmanager-beta_current_i386.rpm

A questo punto il sistema vi chiederà:

Problem: nothing provides qtwebkit needed by google-musicmanager-beta-1.0.71.8015-0.x86_64
Solution 1: do not install google-musicmanager-beta-1.0.71.8015-0.x86_64
Solution 2: break google-musicmanager-beta-1.0.71.8015-0.x86_64 by ignoring some of its dependencies

Choose from above solutions by number or cancel [1/2/c] (c):

digitate 2, ovvero ignorate tale mancanza. Successivamente confermate e Google Music Manager è pronto a entrare in funzione.
Buon Ascolto 😉

Firma automatica per ogni post

Migliorare la propria presenza sul web, questo è l’obiettivo! Di chi direte voi. Di chiunque in pratica

Se possedete un blog basato su wordpress, come questo, con una semplice aggiunta di codice è possibile fare in modo che ogni vostro articolo (post) presenti alla fine di esso una “firma”, che può essere il vostro nome, un motto o qualunque cosa vi venga in mente di mettervi senza doverlo riscrivere ogni volta; in maniera del tutto automatizzata quindi.

Per farlo basterà aggiungere il seguente codice al file functions.php, generalmente editabile da Bacheca -> Aspetto -> editor

add_filter('the_content','add_signature');

function add_signature($text) {
global $post;
if($post->post_type == 'post')
$text .= '<div> - scritto da Mario Ravalli</div>';
return $text;
}

 

dove al posto di ” – scritto da Mario Ravalli” metterete ciò che più vi aggrada 😉